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L_Antonio
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18 gennaio 2010

Il Parlamento

 

Da giovane pensavo che il massimo sviluppo della democrazia fosse nella creazione di organismi consiliari, di quartiere o di fabbrica, con poteri decisionali “dal basso”, come si diceva. La “rappresentanza” sembrava quasi una parolaccia. Si diceva “delega”, e non era un bel dire. Il Parlamento doveva essere considerato un organismo di supplenza e coordinamento rispetto a quelli di democrazia diretta. Altri tempi davvero.

Oggi la vera emergenza politica è ancora il ruolo del Parlamento, ma in senso quasi opposto. Il vuoto che sentiamo attorno è generato proprio dall’assenza di un solido contributo parlamentare. La democrazia che ci veste è un abito lacero, di pura apparenza, senza più il contributo essenziale delle istituzioni rappresentative. Siamo un regime parlamentare quasi senza più un Parlamento. E il bello è che la maggioranza dei cittadini non ne soffre affatto, anzi. La frase più gettonata è “poche chiacchiere”, e poi “ci vuole rapidità”. Si chiedono decisioni veloci, senza troppe mediazioni, divenute ormai sinonimo di inciucio, accordo sottobanco, partitocrazia. Il Parlamento è quasi un disvalore.

La responsabilità di questo andazzo è di tutti: da destra a sinistra. Di chi vuole il Governo forte senza contrappesi. Di chi sbraita di partitocrazia. Di chi spara decreti e fiducie come se fossero acqua fresca. Di chi vorrebbe le mani libere. Di chi sostiene che la politica è una porcata. Il vuoto politico, così, coincide in primis col vuoto parlamentare e istituzionale.

Sappiamo invece che la democrazia, quando è tale ed è solida, non può prescindere dal Parlamento, che è il primo contrappeso istituzionale ai potentati di ogni natura. Che è il luogo nel quale i dibattiti politici avvengono nella trasparenza e nella garanzia che tutti possano sapere e vedere. Senza Parlamento è il deserto della politica. E domina il potere-potere.

Simonetta, nei commenti al precedente post, si chiedeva quale fosse la ricetta per ovviare a questo andamento pernicioso. La soluzione ci sarebbe. Si chiama democrazia delle istituzioni e della trasparenza, delle mediazioni e del confronto pubblico, del dibattito e della rappresentanza, dei partiti e delle idee.

Il populismo è una scorciatoia inutile, inefficace e pericolosa, e io non conosco nessuna democrazia senza partiti e senza politica. Non credo, d’altra parte, che una nuova democrazia parlamentare di tal tipo possa sorgere dal nulla delle nostre chiacchiere, per quanto avvedute e ispirate. Io credo che servano delle riforme, il più possibile condivise, trattandosi di regole. Ha detto bene Bersani: l’urgenza delle riforme è data dalle controriforme striscianti che passano nel frattempo, e che modificano il panorama istituzionale mentre la sinistra intona il classico psicodramma. Ogni giorno che passa siamo tutti meno liberi. Senza un terminale istituzionale centrale, rappresentativo ed equilibratore, tutto il sistema muore. Che almeno lo si sappia.


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permalink | inviato da L_Antonio il 18/1/2010 alle 16:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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